Narrowband IoT: caratteristiche e uso della tecnologia | Trueverit
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Narrowband IoT

Il NB-IoT (Narroband IoT) spaccherà, come direbbero quelli della generazione Z. La comunicazione fra dispositivi IoT e IIoT (Industrial IoT) è uno dei punti cruciali di un’infrastruttura moderna e le reti alle quali si appoggiano devono avere caratteristiche specifiche, ben differenti da quelle delle classiche comunicazioni cellulari. Per questo motivo ci si appoggia alle tecnologie LPWAN, Low Power Wide Area Network. Ce ne sono diverse, ciascuna con le sue specificità, ma al momento narrowband IoT è una delle più diffuse in ambito industriale. Opera sulla frequenza degli 800 MHz, banda licenziata che non richiede autorizzazioni per essere sfruttata e integra le caratteristiche principali delle classiche reti cellulari LTE 2G, 3G e 4G. NB-IoT ha il vantaggio di poter coprire aree molto vaste (+20 dB rispetto allo standard GSM, fatto che gli permette di raggiungere anche le aree interrate) e di essere estremamente efficiente dal punto di vista energetico: i dispositivi che si appoggiano a essa possono operare per 10 anni senza bisogno di dover sostituire le batterie. Una caratteristica molto apprezzata in ambito industriale è la densità di dispositivi gestibili da una singola cella: parliamo di 50 mila per ciascun settore di un sito radiomobile con canale di 180 kHz, sufficienti anche a soddisfare le esigenze di chi deve gestire macchinari estremamente complessi, con migliaia di sensori.

Narrowband IoT: copertura attuale e sviluppi futuri

A partire dal 2016 NB-IoT è stata integrata nelle reti dei principali operatori TLC e a settembre 2019 GSMA (Global Mobile Suppliers Association) ha annunciato che oltre 142 operatori avevano già integrato la tecnologia nelle loro reti. In termini pratici, questo significa che se un sito è raggiunto da una rete cellulare, sarà possibile integrare questo tipo di comunicazioni. In Italia, Vodafone garantisce la copertura NB-IoT nel 100% delle aree raggiunte dalla sua rete 4G. Per molti versi, NB-IoT anticipa alcune delle caratteristiche tipiche delle reti 5G, a partire dall’elevata densità di dispositivi supportato da una singola cella, ma considerarla una tecnologia di passaggio sarebbe un errore: NB-IoT è stata inserita da 3Gpp negli standard 5G e di conseguenza le due tecnologie conviveranno per qualche periodo, probabilmente non brevissimo, considerato il costo inferiore dei dispositivi NB-IoT.

Gli scenari di utilizzo di Narrowband IoT

Narrowband IoT è una tecnologia che si presta a numerosi utilizzi, industriali e non. Fra gli esempi più diffusi possiamo citare:

  • Monitoraggio ambientale
  • Contatori del gas
  • Contatori dell’acqua
  • Rilevatori di fumo e incendi
  • Monitoraggio dei parcheggi
  • Digital signage
  • Allarmi e sensori di eventi

Si tratta di una lista solo esemplificativa. Le soluzioni NB-IoT sono utilizzate per il controllo industriale, all’interno di fabbriche e di altoforni, sia per aumentare la sicurezza, sia per tenere sotto controllo lo stato dei macchinari e per modulare la produzione in relazione alle necessità.

Narrowband IoT viene integrato anche all’interno dei data center, luoghi dove la connettività non manca, per gestire in maniera più efficace gli indispensabili UPS e i sistemi di illuminazione. Un esempio arriva da Acantho, società del gruppo Hera, che aveva la necessità di valorizzare un’infrastruttura che ha già un altissimo livello di innovazione e di efficientamento. Si trattava di potersi ulteriormente qualificare come operatore di connettività ad alte prestazioni e di frontiera.

La scelta è ricaduta sulla piattaforma IoT di Treueverit. I dati IoT, raccolti in tempo reale da una rete di 150 sensori di varia natura, vengono normalizzati e aggregati in modo tale da consentire una rappresentazione immediata e mirata dei consumi, dell’uptime, delle performance e della sicurezza del data center, in chiave operativa e di marketing.

La parola d’ordine è “smart”

NB-IoT è solo una tecnologia per abilitare e semplificare le comunicazioni M2M. Praticamente, mette in comunicazione sensori e oggetti, solitamente dalle funzioni estremamente basilari, tanto che le velocità di trasmissione sono molto basse, anche se rapportate a reti come il 3G, nell’ordine delle centinaia di KB/s. La velocità non è fondamentale.

Tecnologia di comunicazione e sensori da soli però possono fare ben poco se tutto non viene orchestrato da uno strumento che sia in grado di analizzare questi dati, aggregarli, elaborarli e fornire risposte ai problemi. Questo è compito delle piattaforme IoT. Queste ultime danno un senso a questi dati e rendono “intelligenti” degli economici sensori, identici a quelli che si usano da tempo, ma che oggi possono “parlare” più facilmente fra loro.

Pensiamo alle applicazioni di digital signage, i cartelloni pubblicitari evoluti, basati su schermi e su unità di calcolo che fanno ruotare gli annunci. Poco più che cartelli animati, ma l’integrazione all’interno di piattaforme IoT li ha resi strumenti molto più smart, che comunicano costantemente il loro stato di funzionamento, segnalando al volo eventuali anomalie. Un aspetto di non poco conto, dato che questo tipo di pubblicità è pagato a impressione e un down di uno o più strumenti di digital signage può avere un impatto economico significativo.

Sono queste piattaforme a rendere smart fabbriche o edifici: uno smart building non è tale perché è ricoperto di sensori, ma perché questi inviano segnali a un sistema che li analizza e li gestisce. Uno dei nostri clienti aveva la necessità di dare ai facility manager una visione completa, in tempo reale, delle performance di ogni singolo piano di un edificio e di ogni edificio della rete, per offrire agli utenti uno strumento di interazione smart con gli uffici. Abbiamo ha sviluppato insieme a Cefla e Schneider un’applicazione per due differenti utenze: il facility manager, che ha un unico punto di controllo di tutte le diverse informazioni di un building inclusa la possibilità di prevedere i guasti, e i dipendenti, dotati di uno strumento che apre la strada a nuovi scenari di smart working.

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